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Sale 11-12-13-14
OSSAIA: LA VILLA ROMANA DE LA TUFA

L’organizzazione e lo sfruttamento del territorio in età imperiale romana si articola secondo una pianificato rapporti tra piccoli pagi e relative aree cimiteriali (che coincidono in maniera impressionante con le attuali dislocazioni degli abitati) e spazi agrari centuriati e capillarmente sfruttati da fattorie; pagi e fattorie sono serviti da imponenti infrastrutture quali assi di comunicazione, acquedotti, terme, poli produttivi, fornaci, testimoniati da reperti e relitti toponomastici. Con il passare dei secoli grandi ville rustiche sembrano gradualmente acquisire il monopolio di quasi tutte le terre messe a coltura. Ne conosciamo diverse nel territorio cortonese (presso S. Angelo a Metelliano, Centoia, Gabbiano Vecchio, Terontola, Mezzavia ma ad esempio presso Cisternella) note al momento solo da indagini di superificie esclusa quella di Ossaia-la Tufa.

 

Di quest’ultima sono infatti esposti, nelle sale 11-14. i risultati del più che decennale scavo condotto dall’Università di Alberta, che ha permesso di conoscere approfonditamente le secolari fasi di vita di una villa romana tardo repubblicana/augustea, sorta accanto ad un vicus etrusco di età arcaica (desunto dal rinvenimento di frammenti di bucchero) ed un santuario agreste (di esso sono visibili alcuni ex voto, come una testa di cavallo in terracotta e un bronzetto maschile ed alcuni frammenti di ceramica attica a figure nere e rosse), le cui testimonianze sono esposte all’interno di un settore della vetrata 12 della sala 12. Gli scavi si sono concentrati su tre distinte aree del complesso (aree 1-3). Non sono ben definite la pianta e le dimensioni del primo edificio residenziale, del I secolo a.C., cui appartenevano pavimenti costituiti da un battuto di scaglie calcaree e di pietre locali mescolati a calce, bordato da filari di tessere bianche e in mosaico in bianco e nero. Alla seconda metà del I secolo a.C. risale l’assetto monumentale, organizzato in un insieme a padiglioni, con grande atrio ornato da sei colonne sul lato lungo e quattro sul lato corto (Area 2), su cui si aprivano i cubicoli. A tale fase, quella della maggiore ricchezza del complesso residenziale, si riferisce l’allestimento della sala 11, che presenta un grande plastico della villa e, di fronte, la ricostruzione di uno dei cubicula, con reale mosaico geometrico realizzato con tessere bianche e nere e decorazione parietale in terzo stile ricostruita, nonché una serie di frammenti di lastre “Campana”, disposte probabilmente lungo fregi parietali, pertinenti all’arredo della villa (vetrata 12 della sala 2).  Tale settore era collegato da un muro di terrazzamento all’area 3, dove era posto il salone di rappresentanza, con ingresso a timpano sostenuto da due imponenti colonne corinzie (basi esposte nella sala 13) in direzione di Cortona. Il padiglione individuato nell’Area 1 era isolato, orientato verso il Trasimeno e composto da una piccola corte a peristilio e da alcuni vani con vasche, probabilmente organizzate a ninfeo. Domina tale area un’imponente cisterna per la raccolta dell’acqua. Nel corso del I secolo d.C. la villa vide l’installazione di alcuni impianti per la lavorazione dell’argilla, con relativo sconvolgimenti di molti mosaici di età augustea. Nel corso del III secolo d.C. presso l’ala settentrionale, (area 3), si costruisce un’imponente aula absidata con funzione di rappresentanza, decorata con mosaico a quadrelle gialle ed arancioni nella parte inferiore ed emblema costituito da due pantere affrontate ad un cratere centrale, esposto nella sala 14. In età costantiniana vi è l’ultimo rifacimento dell’area 1: a tale periodo si data un mosaico policromo con emblema, esposto anch’esso a parete nella sala 14.
Dall’analisi dei bolli laterizi, esposti a parete nella sala 12, si può arguire come la villa passi intorno al I secolo a.C., forse a seguito di alleanze matrimoniali con una nobile gens etrusca locale, alla nota famiglia perugina dei Vibii Pansae; in età augustea il predium viene incorporato nel patrimonio imperiale. Nel I secolo d.C. la villa è di nuovo nelle mani di un privato, Potnius,  liberto dei Gelli.
Nella stessa sala si documentano anche una serie di testimonianze legate al consumo e alla produzione agricola della villa, dalle anfore vinarie, al glirarium, (un dolio adibito all’allevamento dei ghiri), o alla sua decorazione di lusso, come un frammento di bacile lustrale. Uno spaccato di vita quotidiana ci è offerto dalle lucerne, dadi, oggetti di ornamento personale e da toeletta femminile, bisturi, chiavi, aghi, appliques in bronzo, ami da pesca, monete, un pendaglio con decorazioni zodiacali e una defixio (lamina in piombo contenente una maledizione scritta) anch’essi esposti in un settore della vetrata 12.
La vetrata 14 della sala 14 espone semplici corredi di sepolture infantili costituiti da lucerne del tipo “Firmalampen”, del II sec. d.C. con monete-obolo per Caronte. La parte centrale espone cinque lamine bronzee rinvenute all’interno di un ambiente contiguo alla sala di rappresentanza del settore settentrionale della villa. Su tali lamine sono raffigurati ritratti imperiali di Severo Alessandro, Gordiano III con la moglie Furia Sabina Tranquillina, Giulia Domna, Valeriano e Gallieno, databili pertanto tra l’età dei Severi e la metà del III secolo d.C. Dovevano decorare le pareti esterne di cofanetti in legno o avorio (loculi)  contenenti monete, che costituivano un dono imperiale per esponenti di alto rango. Dallo stesso ambiente, esposto accanto alle lamine, proviene un bastone magistratuale composto da una zanna di cinghiale rivestita da una lamina d’oro e innestata su una ripresa in bronzo. Chiudono l’esposizione un campionario di ceramica da mensa (grandi vassoi per portate) relativa alla fase tarda della villa, sigillata medio-adriatica di III-metà V secolo a.C., ceramica comune (olla e teglia per cucina) e una serie di iscrizioni frammentarie in marmo, databili fra il I secolo a. C. ed il I secolo d.C., forse di ambito funerario, riutilizzate nelle pavimentazioni delle sale dell’area I nella fase più tarda di occupazione della villa.

Proseguendo verso le scale che conducono alla sezione dell’Accademia si incontra, sulla destra, uno schermo che censisce i principali monumenti cittadini e del territorio legati alla romanizzazione ed al periodo tardo antico. In particolare per il centro cittadino i Bagni di Bacco ed il mosaico di Vicolo della Fogna, per il territorio numerosi tratti basolati, l’Abbazia di Farneta che presenta colonne romane reimpiegate nella cripta, la chiesa di S. Angelo a Metelliano, di origine paleocristiana.