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SALA 2
PREISTORIA E FORMAZIONE DELL’INSEDIAMENTO

Prima della città: Dal Paleolitico all’età del Bronzo: inquadramento generale
La fase della presenza preistorica nel territorio di Cortona da parte dell'uomo è testimoniata da significativi materiali rinvenuti tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, confluiti inizialmente in importanti collezioni private (Bellucci, Chigi Zondadari, Funghini, Giglioli) in seguito trasferiti, grazie alle donazioni di queste raccolte, nei Musei Archeologici Nazionali di Arezzo, Perugia, Siena e presso il Museo Preistorico Etnografico "L. Pigorini" di Roma. La generica provenienza da Cortona, o da alcune zone cortonesi, è un ulteriore elemento di difficoltà nella ricostruzione delle fasi storiche più antiche, in quanto ad oggi mancano, in ambito geografico cortonese, siti indagati secondo moderni criteri scientifici. Sono noti per Cortona alcuni bifacciali del Paleolitico inferiore, una serie di strumenti litici (punta, raschiatoio) ascrivibili forse al Paleolitico Medio; scarsi sono i dati relativi al Paleolitico Superiore (sporadiche attestazioni da Ossaia), soprattutto grattatoi. Non migliora la situazione con il Neolitico anche se maggiori sono le segnalazioni. Fossili guida sono in questo caso le accette levigate e le cuspidi di freccia ascrivibili al tipo con peduncolo e alette ben delineate, per lo più dell'Eneolitico e degli inizi dell'Età del Bronzo. Alcuni di questi oggetti, appartenenti alle collezioni perugine, recano, invece della generica indicazione "Cortona", anche la località di rinvenimento: Selva di Cortona, S. Egidio, Ruffignano, Tornia, S. Caterina, Chiugio, Terontola, alcuni dei quali conservati presso il Museo dell’Accademia Etrusca. Di tali materiali si presenta, a partire dal lato sinistro della vetrata 2, una campionatura costituita da punte di freccia  della Collezione Chigi Zondadari, oltre che calchi di materiali litici provenienti dalla collezione Bellucci di Perugia (punte del Paleolitico Medio, grattatoi, grattatoi-punte, bulini del Paleolitico Superiore; geometrici, punte a dorso, troncature, becchi del Neolitico; accettine levigate, punte di freccia, foliati del Neo-eneolitico; punte di freccia e punte del Neolitico), selci dalla località La contadina, presso S. Egidio e da Ossaia.
Nel territorio della Valdichiana sono concentrate altresì anche alcune importanti testimonianze del gruppo delle tombe a fossa riferibili al tardo-neolitico e alla antica età del Bronzo, con corredi costituiti da armi litiche e metalliche. Uno dei complessi maggiormente esemplificativi è quello della tomba di Battifolle, presso Farneta, che trova confronti in vicini contesti di Marciano della Chiana, Monte San Savino e la zona del Trasimeno. La tomba, a fossa, rinvenuta nel 1894 sul declivio di una collina conteneva un inumato il cui corredo (qui presentato in calco, gli originali presso il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo) era costituito da due asce di rame, disposte accanto alla spalla; un pugnale, anche'esso di rame, collocato presso il fianco sinistro; un vasetto di ceracia d'impasto a superficio nera, posto presso la testa (perduto) al cui interno era conservata una cuspide di freccia di selce. Fra i manufatti in rame e in bronzo, rinvenuti a livello sporadico nella Valdichiana aretina, spiccano per la loro eccezionalità due spade, una a codolo (presentata in calco) proveniente da Terontola (attribuita all’età del Bronzo recente) e una del tipo a lingua da presa proveniente da Frassineto (del Bronzo finale), attualmente esposte al Museo Archeologico Nazionale di Arezzo, forse offerte votive depositate nel fondo di letti fluviali. Le ultime attestazioni di epoca pre-protostorica in territorio cortonese sono costituite dai materiali del tardo Bronzo-prima età del ferro facenti parti del cosiddetto "Ripostiglio del Sodo", conservato presso il Museo dell'Accademia Etrusca e costituito da cinque asce una punta di lancia in bronzo forse però, in base alla tipologia non coerente dei materiali, acquisite dall'Accademia Etrusca in tempi diversi e solo successivamente riuniti in un deposito.

La fondazione della città
La documentazione relativa all’età del Ferro e alla nascita del primitivo abitato di Cortona è a prima vista di poco rilievo. Nel 1953 Guglielmo Maetzke, allora ispettore della Soprintendenza Archeologica della Toscana, rinvenne, nel terreno di riempimento della tanella Angori di cui stava effettuando lo scavo, alcuni cinerari villanoviani probabilmente pertinenti a pozzetti, sconvolti al momento della costruzione della tomba ellenistica. Purtroppo tali materiali, portati all’interno dei magazzini del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, andarono persi o confusi con altri nel corso dell’alluvione che colpì Firenze nel 1966 e di essi è apprezzabile la sola riproduzione fotografica. Altre notizie relative a cinerari di età villanoviana riguardano sporadici materiali attestati in località Fratta, podere S. Ranieri. I resti di una capanna dell’avanzata età del Ferro sono stati invece messi in luce nel corso del 1987, quando è stata indagata, a cura della Cooperativa Archeologica Pantheon, sotto la direzione scientifica del prof. Mario Torelli dell’Università degli Studi di Perugia e su concessione della Soprintendenza Archeologica della Toscana, l’area localizzata in Via Vagnotti, fra Palazzo Bombicci, l’attuale caserma dei Carabinieri, e Palazzo Vagnotti (o del seminario). Lo scavo ha messo in luce un muro a secco con andamento circolare (la base della capanna) e, più a nord, una struttura rettilinea (un probabile recinto) impostati direttamente sulla roccia. All’interno della struttura circolare e lungo il perimetro esterno, erano i resti di buchi per l’intelaiatura lignea della capanna. Il materiale rinvenuto negli strati più antichi era costituito da frammenti ceramici di impasto non tornito, lucidato a stecca, databile alla fine dell’VIII secolo a.C.; dai pochi frammenti rinvenuti sono evidenziabili affinità decorative con coevi materiali chiusini e forme legate all’uso quotidiano. Sono esposti nella parte centrale della vetrata 2, in frammenti, contenitori per derrate alimentari (vasi biconici, dolii), vasi per il consumo di cibi solidi (ciotole e scodelle) e liquidi (tazze); una fuseruola rimanda invece alla filatura della lana. L’unicità del rinvenimento ha per ora portato ad ipotizzare la formazione della città da un unico abitato, probabilmente difeso da un primitivo agger e relativa necropoli, di cui si propone una ricostruzione miniaturistica, ma le sporadiche testimonianze dall’area di Fratta e del Sodo (il ripostiglio di cui sopra) potrebbero attestare, nella fase villanoviana, l’esistenza di importanti villaggi legati all’agricoltura e all’allevamento   anche sulla piana prospiciente Cortona.

L’insediamento minore: i materiali esposti
Sono esposti nell’ultima parte della vetrata 2 una serie di materiali che, pur non facendo riferimento sempre allo stesso arco cronologico, possono dare un’idea del progressivo estendersi del territorio di pertinenza all’abitato di Cortona fra la fine del VII ed il III-II secolo a.C. Si tratta di una serie di rinvenimenti provenienti dalla necropoli di S. Martino alla Rota (cava Liberatori), presso Farneta, cui sono riferibili un’anfora a figure nere del V secolo a.C. e il corredo di una tomba a camera comprendente un’urna cineraria in arenaria, uno skyphos in ceramica dovradipinta del gruppo Sokra, un kyathos e un simpulum in bronzo, destinati alla miscelazione e distribuzione di vino durante il simposio. Da un rinvenimento fortuito del 1976 presso Creti provengono una urnetta cineraria in terracotta e due olle a vernice nera. Sono esposti inoltre due calchi di urne conservate presso l’Antiquarium di Farneta (una proveniente da Borgonuovo e una da Cignano) e una serie di calchi di urne dal Palazzone (gli originali presso l’omonima villa). Si tratta di quattro urnette funerarie fabbricate a stampo di fattura chiusina, raffigurati il mito di Echetlo (un giovane che, apparso durante la battaglia di Maratona, aveva combattuto con l’aratro a fianco dei Greci contro i persiani) e un coperchio di sarcofago in arenaria rappresentante un defunto recumbente e recante l’iscrizione lart: papathna, membro di una gens attestata a Chiusi e Vulci. Sono esposti infine i recentissimi materiali provenienti dallo scavo di un palazzo etrusco di età arcaica da Fossa del Lupo, databili tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.: si tratta di una serie di decorazioni architettoniche in terracotta, tra cui una antefissa di tipo dedalico, esguita a stampo, che riproduce la Potnia Theron e alcuni frammenti relativi a vasi di bucchero, in alcuni casi decorati con la tecnica del cilindretto.All’esterno della vetrata una serie di pannelli e di cartine illustrano lo stato degli insediamenti e del territorio in età arcaica.

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