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SALA 5
CORTONA ARCAICA CITTA’ DI PRINCIPES: I TUMULI I E II DEL SODO;
SALA 6: IL TUMULO DI CAMUCIA

Le sale 5 e 6 del museo sono dedicate alle testimonianze archeologiche della Cortona del periodo arcaico (580-480), rappresentate soprattutto dalle grandiose tombe gentilizie del Sodo e di Camucia, i cui corredi ci parlano dello stile di vita e dell’opulenza degli antichi principes.I tumuli cortonesi, denominati localmente “Meloni” si distinguono per la peculiarità dei caratteri costruttivi persino dagli analoghi, celeberrimi monumenti di Cerveteri, Populonia e Vetulonia. Si riscontrano tra le tre tombe differenze nell’utilizzo della tecnica muraria, che subisce un’evoluzione a partire dal tumulo più antico, quello di Camucia, ai I Meloni del Sodo; il tumulo II del Sodo poi, in particolare, rappresenta, come si vedrà più oltre, un’eccezione nel panorama dell’arte e della cultura etrusca.
Il corredo di età ellenistica
Alla fase del riuso ellenistico sono attribuibili una serie di frammenti pertinenti a kelebai volterrane mentre il momento della probabile violazione o dismissione di uso del monumento funerario potrebbe essere rappresentato dalla presenza di frammenti di ceramica aretina.
utilizzò invece il metodo storicistico per i reperti dei nuovi scavi, costit
Il corredo della tomba 1
Il corredo della tomba 1 è esposto all’interno della vetrata 5 bis. Si tratta della ricomposizione di quanto rinvenuto da Minto nel corso dei propri scavi, tra l’altro poco documentati (si pensi ad esempio che omise di parlare dei frammenti di ceramica attica a figure nere) e dei successivi scavi degli inizi degli anni Novanta operati a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, sotto la direzione di Paola Zamarchi Grassi, che hanno interessato sia gli ambienti delle celle che la zona antistante il dromos.Una serie di materiali può essere riferibilie sicuramente ad un orizzonte arcaico, mentre un altro gruppo dovrebbe essere pertinente al momento del riutilizzo della tomba,
La ricostruzione dell’interno della tomba 2
Al centro della sala è possibile apprezzare la ricostruzione fedele della collocazione dei sarcofagi e delle urne, posizionati su un basamento e su banchine che fanno riferimento schematico all’interno della tomba. Le celle, che hanno entrambe banchine, hanno restituito sei sarcofagi pertinenti alla prima fase di occupazione del sepolcro (480-460 a.C.) e cinque urne cinerarie di età ellenistica. I sarcofagi in pietra ftida soo di produzione chiusina. Essi presentano una cassa liscia di forma parallelepipeda su quattro peducci, a volte a zampa ferina, con coperchi a doppio spiovente. Le urnette invece presentano tre esemplari in arenaria e due in terracotta. Hanno ora cassa liscia o decorata a rilievo (una ha una maschera gorgonica), peducci e coperchio displuviato. Un’urnetta, databile al II secolo a.C. riporta la formula onomastica maschile velχe velara. seϑresa,  nominando quindi un velχe della famiglia velara, figlio di seϑre.
La gens velara compare nella sezione III della tabula, all’interno di una lista di 15 personaggi, definiti nuϑanatur (testimoni), dove vengono menzionati lart velara larϑalisalart velara aulesa appartenenti alla gens dei velara. Si tratta  dunque senz’altro l’ultima famiglia proprietaria della tomba 2 del tumulo II del Sodo a meno che non si voglia ipotizzare un’occupazione ininterrotta della tomba, da parte della stessa gens, a partire dagli inizi del V secolo a.C.. Un’altra iscrizione ricorda un arnt: fanakni: velrnal, cioè un Fanacni figlio di una Velara.

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