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SALA 6
VETRATA 8: CORTONA ARCAICA CITTA’ DI PRINCIPES: IL TUMULO DI
CAMUCIA

Il tumulo di Camucia
Caratteristiche generali, 2 tombe (A e B), fisionomia attuale (testo da Simone). Attualmente il tumulo è compreso fra le vie Ipogeo, via Etruria e via Camucia, ed è parte di proprietà dello Stato (tombe A e B) e parte di proprietà privata.
La tomba A (tomba François)
L’ingresso della tomba, interamente costruita ad una quota più elevata dell’attuale livello stradale, è ubicato ad ovest, ed è costituito da un dromos rivestito in muratura a blocchi posti in opera a secco, ora scoperto, ma che in antico doveva essere provvisto di copertura; ad un certo punto della sua lunghezza esso si allarga ad angolo retto, in modo da formare un atrio che si prolunga per alcuni metri, diviso in due da un muro ora scomparso ma di cui, al momento dello scavo, rimanevano alcuni resti, di uno spessore presunto di m. 0,50 circa. In fondo all’atrio, a sinistra e a destra dei resti del muro divisorio, si aprono due porte, che immettono nelle camere sepolcrali, conformate a sesto acuto. Le camere sepolcrali sono quattro, aggruppate a due a due sullo stesso asse longitudinale, le due anteriori (m. 4,95 x 2,55) comunicanti con le due posteriori (m. 3,55 x 2,55), di altezza massima di m. 2,80, altezza delle pareti m. 1,90, altezza della volta m. 0,90. attraverso un passaggio con porte simili in tutto alle precedenti. La copertura delle camere è a pseudo volta, formata da filari sempre più aggettanti, chiusi alla sommità da lastroni orizzontali. Il pavimento era costituito da lastre connesse a secco, con fognature ricavate sulla roccia viva. Presso l’ingresso delle camere sepolcrali, rispettivamente a destra e a sinistra dell’atrio, due porte simili alle prime immettono in due piccole stanze lunghe m. 2 e larghe m. 1,30. La pietra è arenaria locale. L’accenno del François ad un  muro circolare che serviva a contenere la terra del tumulo ha trovato conferma nel corso di operazioni di restauro e ripulitura condotti nell’area antistante la tomba B nel corso degli anni Ottanta del Novecento: si sono infatti portati alla luce lunghi tratti di crpidine costituita da una serie di pietre rettangolari, regolarmente squdrate, soprammesse a secco. La pianta della tomba ripropone lo schema della casa con l’atrium, il tablinum diviso in due parti e le ala, rappresentate dalle cellette laterali. Nel corso degli interventi di restauro degli anni Ottanta del Novecento si è constatato che la collina è in parte naturale, a differenza dei tumuli del Sodo, completamente artificiali, e che la roccia è stata in molti punti tagliata ed adattata per costituire la forma circolare del tumulo (giustapponendo scaglie di pietra a strati di argilla) nonché per ricavare materiale da costruzione, ed infine ricoprendo di un alto strato di argilla le tombe a camera, per impedire le infiltrazioni. Se per le volte si è più volte richiamato il confronto con quelle della tomba Regolini Galassi o del tumulo di Montecalvario presso Castellina in Chianti, per la pianta si hanno affinità con la tomba Campana di Veio, mentre per il dromos estremamente ampio vi sono esempi tarquiniesi. Suggestiva l’ipotesi di Colonna che la struttura speculare della tomba possa riferirsi a due fratelli.Le notizie relative alla scoperta della tomba A del tumulo di Camucia sono desumibili dalla presentazione all’Accademia Etrusca, il 3 dicembre 1842, della relazione di scavo da parte di Alessandro François, dai carteggi intercorsi fra l’archeologo e la nobildonna Giulia Spannocchi Piccolomini, e dalla documentazione grafica relativa alla tomba ed ai corredi ad essa pertinenti pubblicata, per una serie di ritardi,  a parte, nel volume di Melchior Missirini, Dell’ipogeo di Camucia, Siena, 1843. Nel 1840, durante una esplorazione scientifica nel territorio dell’Etruria, Alessandro François ebbe occasione di notare il poggetto ellittico di notevoli dimensioni (oltre 200 metri di circonferenza e 14 metri nel punto di massima altezza) e subito cominciò ad ipotizzare un suo scavo. Il Principe di Canino, Luciano Bonaparte, gli promise il suo aiuto ma al momento di intraprendere i lavori il principe morì e tutto fu sospeso. Poco dopo venivano a conoscenza dell’idea del François la baronessa senese Giulia Spannocchi Piccolomini ed il coniuge Alessandro Sergardi, che, come proprietari del fondo su cui sorgeva il tumulo, diedero l’incarico al François. Il 17 ottobre 1842 Alessandro François ottiene di iniziare lo scavo del tumulo di Camucia. Iniziati i lavori, il François rinvenne una “pietra” scolpita a bassorilievo (il letto funebre); il 30 ottobre rinvenne vari acquedotti di scolo affiancati da “enormi pietre che ostruivano l’accesso principale; il 31 giunse alla tomba a camera “da una parte laterale” e, cercando l’ingresso, rivolse gli scavi a levante, dove trovò una porta aperta con delle pietre smosse accanto. Di qui entrò in una stanza grande piena di terra e da quella, attraverso dei fori esistenti nelle pareti, potè passare in altre tre stanze in tutto simili alla prima. Continuando a scavare davanti alla porta di ingresso, versto ponente, mise in luce i due muri laterali dell’atrio, che presentavano agli angoli i resti di impostazione di un grande arco di copertura, e due altre piccole stanze situate lateralmente, una a destra e una a sinistra dell’atrio stesso; contemporaneamente rinveniva, accanto alla prima, una seconda porta d’accesso alle camere sepolcrali, e il corridoio che dall’atrio portava sulla pubblica via.
La tomba B
La tomba, orientata a Nord-Est, si articola su un corridoio su cui si aprono le porte delle cell laterali, distribuite in numero di tre per ogni lato; la cella terminale non presenta nessuna differenza, ma è un prolungamento del corridoio. Le mura non presentano quasi fondamenta e sono costituite da filari di pietra locale di piccolo taglio e talora da lastroni infitti verticalmente nel terreno. Sui muri che delimitano le celle e sul corridoio centrale sono impostate le coperture a pseudo-volta a gradino (conservate solo sulla cella di fondo), con chiusura sommitale a lastre (e non a cuneo come nelle tombe del Sodo). Nel corridoio è stato ricavato un piccolo canale, scavato nella roccia e ricoperto da sottili lastre calcaree, poi l’intero piano è stato coperto da un alto battuto di argilla. La cella 3 (ultima a sinistra) presenta ancora in situ il letto funebre in pietra arenaria (m. 2,07 x 1,15). Il piano del letto poggia direttamente sul pavimento. Il letto sui due lati corti termina con un coronamento a timpano, mentre sul lato lungo parallelo al muro di fondo è conservata una spalliera lunga quanto il letto. Da uno dei lati corti, verso est, si conserva un guanciale che presenta due incavi tondeggianti, per allocarvi due teste della coppia maritale.

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