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Le prime due sale che si incontrano uscendo dall’ascensore
che conduce alla sezione accademica (dedicate rispettivamente
ai fratelli
Venuti, fondatori dell’Accademia,
e ad Onofrio
Baldelli che con il lascito della sua raccolta
ne consentì l’avvio dell’attività
culturale), descrivono attraverso alcuni significativi
oggetti i primi decenni di vita dell’istituzione;
alle pareti i ritratti dei fondatori e lo stemma
accademico si alternano alle iscrizioni
romane raccolte da Onofrio, e nelle vetrine i primi
oggetti donati o acquistati, e studiati nel corso delle
Notti Coritane, periodiche riunioni dedicate all’illustrazione
dei fenomeni storici e artistici: fra i pezzi più
significativi una statuetta
di Zeus, donata dai Venuti, prodotta in
ambiente umbro settentrionale in età arcaica
(VII-VI sec. a.C.), o l’anfora
etrusca in bucchero donata dal barone tedesco
Filippo von Stosch, o la base in bronzo con un’iscrizione
etrusca incisa in cui si fa riferimento a curtun
(l’antico nome della città); ancora più
particolare è la pittura su lavagna nota come
Musa
Polimnia, ormai riconosciuta come prodotto
moderno realizzato ad imitazione di una pittura antica.
Fra le prime acquisizioni vanno anche annotate alcune
urne volterrane donate da mons. Mario Guarnacci, e una
lamina in piombo con iscrizione etrusca, dono di Filippo
Buonarroti, fiorentino, primo protettore della neonata
Accademia.
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Stemma dell'Accademia Etrusca |
Bronzetto, particolare |
Miracolo di San Benedetto |
Attraverso uno stretto ballatoio,
dal quale si può ammirare uno stupendo panorama
sui tetti e sulle cupole di Cortona e sulla Valdichiana,
si entra nella Sala del Biscione. Il grande salone è
così denominato per la presenza, in origine,
dell'emblema di mons. Giovanni Visconti, arcivescovo
di Milano della prima metà del XIV secolo. Alle
pareti è presentata una serie di dipinti prevalentemente
di ambito toscano compresi fra il XV e il XIX secolo;
il criterio espositivo segue, in linea di massima, un
ordine cronologico ed inizia, con andamento orario,
dalla parete lunga verso il cortile. Una serie di predelle
di scuola fiorentina della fine del Quattrocento (Neri
di Bicci, Antonio del Ceraiolo) precede
alcune tavole attribuite a Luca Signorelli, pittore
cortonese, che operò nel territorio di origine
ed in Umbria, e alla sua scuola. Una delle opere principali
è il grande
tondo raffigurante la Madonna con Bambino
e i Santi protettori della città, raffigurata
come un modello sorretto da San Marco, ed un delizioso
presepe ispirato a Luca; seguono una Madonna con Bambino
della cerchia di Bartolomeo della Gatta, ed un tondo
tradizionalmente attribuito al Pinturicchio.
Altre opere della seconda metà del Cinquecento
precedono dipinti del tardo Manierismo e del primo Seicento
toscano. Nell'altro settore del salone, è il
Miracolo
di San Benedetto ora attribuito a Baccio
Ciarpi (1574-1654) e la grande pala con Madonna
e Santi di Pietro Berrettini detto Il Cortona,
già conservata nella chiesa di S.Agostino; il
Berrettini, originario di Cortona (1597-1669), è
stato uno dei maggiori pittori e architetti del Seicento,
attivo soprattutto in ambito romano, dove ha lasciato
pregevoli testimonianze della sua opera. Legati alla
cultura cosmopolita dell'Accademia Etrusca nel XVIII
secolo sono alcuni ritratti di personaggi sia italiani
che stranieri, vicini all'istituzione e celebri ciascuno
nei propri campi di attività.
Al centro della sala una prima vetrina contiene ceramiche,
bronzi e altri materiali donati nell’ultimo secolo
all’Accademia, a partire dal lascito Pancrazi,
alla donazione Maetzke e a quella Ceppodomo Mori; altre
vetrine contengono la raccolta di ceramiche antiche,
pervenute in varie epoche e circostanze, disposte in
ordine tipologico e cronologico; dato il modo di formazione
della collezione accademica, sono rappresentate molte
delle classi di produzione antiche, a partire dal bucchero
etrusco (presente in molte forme significative), alla
ceramica etrusca dipinta, alla ceramica attica (notevole
un’anfora
di tipo “tirrenico” con Eracle
e il leone Nemeo). Si possono inoltre vedere alcuni
esemplari realizzati in ambiente magnogreco, come i
vasi apuli, quelli campani, e vari pezzi della fabbrica
di Gnathia, caratterizzati dalla sovradipintura in bianco
e colori vivaci su fondo nero; fra le produzioni più
recenti è la serie di ceramiche a vernice nera,
di età ellenistica, prodotte in ambito etrusco-romano
come oggetti fini da mensa. Segue la serie di bronzetti,
di produzione etrusca, italica e romana, in gran parte
di provenienza locale: fra i molti esemplari, sono degni
di nota vari pezzi arcaici di divinità e offerenti,
personaggi e animali di tipo schematico di produzione
umbro-italica, le “corone radiate” di epoca
ellenistica, e due bronzetti, raffiguranti Culsans
e Selvans,
rinvenuti nei pressi delle mura di Cortona nel 1847,
con la dedica in caratteri etruschi dell'offerente,
realizzati da un artigiano locale fra il III e il II
sec. a.C. Accanto a frammenti di laterizi con bollo
dell’officina di produzione e a intonaci dipinti,
una vetrina contiene oggetti realizzati in epoca moderna
ad imitazione di pezzi antichi, secondo un’usanza
assai diffusa nel Settecento ed ancora più nell’Ottocento,
in genere nelle raccolte private.
Ad alcuni oggetti di età preistorica e a molti
instrumenta (cioè oggetti di uso comune di epoca
etrusca e romana, fra i quali è notevole un candelabro
in bronzo), si aggiungono una serie di ceramiche di
epoca romana, fra le quali una coppetta in terra sigillata
con marchio del produttore, di balsamari in vetro e
di materiali d’uso in bronzo.
L’ultima vetrina contiene alcune terrecotte votive
raffiguranti bambini in fasce, provenienti da un luogo
sacro presso Peciano, nella campagna di Cortona, ed
alcuni oggetti decorativi di epoca rinascimentale: notevole
una statuetta in bronzo raffigurante Marsia, derivata
da un originale del Pollaiolo.
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