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Sotto la grande arcata che separa il salone dalla veranda
è disposta una serie di urne
cinerarie in pietra e travertino, sia di
produzione chiusina che perugina e di terracotta a stampo
prodotte in ambito chiusino e probabilmente provenienti
dalla campagna cortonese, in cui più forti erano
gli influssi culturali chiusini.
In fondo al salone, una sala è riservata al lampadario
etrusco in bronzo, rinvenuto nel 1840 nella
campagna cortonese, che rappresenta uno degli elementi
qualificanti della collezione accademica; opera dell'artigianato
artistico del V-IV sec. a.C., presenta una complessa
decorazione a fasce concentriche, terminante nella raffigurazione
del gorgoneion.
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Lampadario etrusco in bronzo |
Trittico con Madonna con Bambino
e Santi |
Ancora dal salone si accede
alla sala del Medioevo cortonese, in cui sono presentate
importanti sculture provenienti dalla vecchia cattedrale
di San Vincenzo ed un mosaico
di tipo bizantino che era conservato nella
chiesa di S. Andrea. La chiesa sorgeva nel luogo in
cui ora si trovano il teatro Signorelli e il loggiato
antistante il suo ingresso; fondata già in epoca
paleocristiana, era orientata verso ovest, aveva probabilmente
tre navate ed era absidata: trovandosi di fronte al
palazzo comunale, era forse utilizzata per le cerimonie
ufficiali del Comune. La chiesa, soppressa e annessa
al Demanio sotto il regno del granduca Pietro Leopoldo,
fu abbattuta nel 1788 e sostituita da un loggiato per
il mercato dei cereali. L’immagine della Vergine
a mosaico era collocata su una parete laterale: dopo
la distruzione della chiesa fu collocata sotto il nuovo
loggiato e quindi nel palazzo comunale; fu infine trasferita
nel Museo dell’Accademia.
Lungo le pareti sono state raggruppate alcune opere
di pittura dei secoli XIII e XIV di scuola toscana,
in genere provenienti dal territorio cortonese, assieme
a dipinti quattrocenteschi caratterizzati da un'impostazione
stilistica ancora tardo-gotica o, comunque, arcaizzante;
domina un trittico
con Madonna con Bambino e Santi di Bicci di Lorenzo,
già appartenuto alla collezione Tommasi Baldelli,
a cui un recente restauro ha restituito splendore e
luminosità.
Nella vetrina centrale sono conservati un pregevole
calice vitreo paleocristiano con iscrizione cristologica,
materiali di epoca longobarda, rinvenuti nel territorio,
una moneta in bronzo di zecca cortonese e una serie
di placchette di avorio della Bottega degli Embriachi,
di epoca quattrocentesca.
Attraverso la scala posta di
lato si scende nella sala Severini. Il pittore Gino
Severini (1883-1966), uno dei fondatori e massimi
rappresentanti del movimento futurista, era originario
di Cortona; dopo una serie di vicissitudini lasciò
ancora giovane la sua città per raggiungere la
Parigi della fine del secolo XIX, piena di attrazioni
e stimoli culturali; non dimenticò mai tuttavia
la propria città natale, nella quale tornava
periodicamente e dove aveva molte amicizie; così
desiderò legare il proprio nome a Cortona, donando
una serie di opere dei vari periodi storici della sua
attività artistica, ed affidandole al Museo dell’Accademia,
della quale egli stesso fu socio. La donazione, ufficializzata
dalla vedova e dalle figlie dopo la sua morte, fu ulteriormente
arricchita da altre opere donate dalla famiglia e da
Alfonso Leonetti, un famoso intellettuale, anch’egli
affettivamente legato a Cortona. Di grande interesse,
per comprendere il percorso pittorico dell’artista,
è una serie di sue pubblicazioni e di documenti
(lettere, cataloghi di mostre, fotografie), raccolte
assieme alle pitture. Un suo ritratto in bronzo è
opera dello scultore Nino Franchina, suo genero. Fra
le opere giovanili, è di grande suggestione La
Bohémienne del 1905, che risente della gioiosa
atmosfera parigina dell’inizio del secolo; il
classicismo severiniano è testimoniato dalla
notissima Maternità
del 1916. Più recenti (1964) sono le due composizioni
polimateriche della serie L’Age industriel, che
richiamano lontane sperimentazioni dell’epoca
precedente la Grande Guerra. La raccolta è completata
da una serie di disegni, gouaches, litografie e composizioni
musive, fra cui una testa di Cristo recentemente donata
da Romana Severini, figlia dell’artista, all’Accademia.
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