| Gli scavi e i recuperi, spesso
in situazioni di emergenza, curati dall’Istituto
di Geologia e Paleontologia dell’Università
degli Studi di Firenze, sotto la costante guida scientifica
del prof. Augusto Azzaroli, coadiuvati anche dall’infaticabile
opera prestata dall’Abate di Farneta Don Sante
Felici, portarono in breve tempo a risultati eccezionali.
Tra tutti il più noto fu il rinvenimento dell’elefante
Linda (dal nome di una studentessa che partecipò
agli scavi), appartenente alla specie Mammuthus
(Archidiskodon) meridionalis vestinus, attualmente
esposto presso il Museo Paleontologico di Firenze, alto
al garrese m 3,90, per un totale di m 4,20. A poco a
poco Farneta stessa divenne un importante polo espositivo
grazie all'allestimento dell'originale Antiquarium,
con molti reperti fossili, ad opera dello stesso abate.
Tra le specie rinvenute, ascrivibili per la maggior
parte al Villafranchiano superiore fino agli inizi del
Galeriano, oltre al già accennato Mammuthus
meridionalis, ricorderemo i bovidi (Leptobos
etruscus e vallisarni), i rinoceronti
(Stephanorhinus etruscus), i cavalli (Equus
stenonis e Equus stehlini), i cervidi
(Pseudodama farnetensis e Praemegaceros
obscurus), la tigre dai denti a sciabola
(Homotherium crenatidens), l'orso (Ursus
etruscus), la iena (Pachyrocuta brevirostris)
e un altra specie di elefante, l'Elephas (Palaeoxodon)
antiquus. Nel percorso di visita si segnala, il
grande palco di megaceroides obscurus, una
coppia di molari, una tibia e un bacino
pertinenti a esemplari diversi di Mammuthus meridionalis,
un frammento di cranio di stephanorinus sp.,
una rotula e un incisivo di esemplari diversi di Hippopotamus,
un palco di pseudodama farnetensis, una serie
di coproliti (escrementi fossili) un femore e una vertebra
di Megaceroides sp., bivalvi di acqua dolce.
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