| Il Paleolitico e il
Neolitico
La fase della presenza preistorica nel territorio
di Cortona da parte dell'uomo è testimoniata
da significativi materiali rinvenuti tra la fine dell'Ottocento
e i primi del Novecento, confluiti inizialmente in importanti
collezioni private (Bellucci, Chigi Zondadari, Funghini,
Giglioli) in seguito trasferiti, grazie alle donazioni
di queste raccolte, nei Musei Archeologici Nazionali
di Arezzo, Perugia, Siena e presso il Museo Preistorico
Etnografico "L. Pigorini" di Roma. La generica
provenienza da Cortona, o da alcune zone cortonesi,
è un ulteriore elemento di difficoltà
nella ricostruzione delle fasi storiche più antiche,
in quanto ad oggi mancano, in ambito geografico cortonese,
siti indagati secondo moderni criteri scientifici. Sono
noti per Cortona alcuni bifacciali del Paleolitico inferiore,
una serie di strumenti litici (punta, raschiatoio) ascrivibili
forse al Paleolitico Medio; scarsi sono i dati relativi
al Paleolitico Superiore (sporadiche attestazioni da
Ossaia), soprattutto grattatoi. Non migliora la situazione
con il Neolitico anche se maggiori sono le segnalazioni.
Fossili guida sono in questo caso le accette levigate
e le cuspidi
di freccia ascrivibili al tipo con peduncolo
e alette ben delineate, per lo più dell'Eneolitico
e degli inizi dell'Età del Bronzo. Alcuni di
questi oggetti, appartenenti alle collezioni perugine,
recano, invece della generica indicazione "Cortona",
anche la località di rinvenimento: Selva di Cortona,
S. Egidio, Rusignano, Tornia, S. Caterina, Chiugio,
Terontola. In esposizione si presenta una scelta costituita
da calchi di materiali conservati nel Museo Archeologico
Nazionale di Perugia e originali del materiali della
Collezione Chigi Zondadari.
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Cuspide
litica con peduncolo - ex collezione Chigi |
Pugnale
in bronzo - tomba a fossa di Battifolle |
L’età del
Bronzo
Nel territorio della Valdichiana sono concentrate anche
alcune importanti testimonianze del gruppo delle tombe
a fossa riferibili al tardo-Neolitico e alla antica
età del Bronzo, con corredi costituiti da armi
litiche e metalliche. Uno dei complessi maggiormente
esemplificativi è quello della tomba di Battifolle,
presso Farneta, che trova confronti in vicini contesti
di Marciano della Chiana, Monte San Savino e la zona
del Trasimeno. La tomba, a fossa, rinvenuta nel 1894
sul declivio di una collina conteneva un inumato il
cui corredo (qui presentato in calco, gli originali
presso il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo) era
costituito da due
asce in bronzo, disposte accanto alla spalla;
un pugnale, anche'esso di rame, collocato presso il
fianco sinistro; un vasetto di ceramica d'impasto a
superficio nera, posto presso la testa (perduto) al
cui interno era conservata una cuspide
di freccia di selce. Fra i manufatti in
rame e in bronzo, rinvenuti a livello sporadico nella
Valdichiana aretina, spiccano per la loro eccezionalità
due
spade, una a codolo (presentata in calco)
proveniente da Terontola (Bronzo recente) e una del
tipo a lingua da presa proveniente da Frassineto (Bronzo
finale), attualmente esposte al Museo Archeologico Nazionale
di Arezzo, forse offerte votive depositate nel fondo
di letti fluviali. Le ultime attestazioni di epoca pre-protostorica
in territorio cortonese sono costituite dai materiali
del tardo Bronzo-prima età del ferro facenti
parti del cosiddetto "Ripostiglio del Sodo",
conservato presso il Museo dell'Accademia Etrusca e
costituito da cinque asce e una punta di lancia in bronzo
forse però, in base alla tipologia non coerente
dei materiali, acquisite dall'Accademia Etrusca in tempi
diversi e solo successivamente riuniti in un deposito.
L’età del
ferro
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Rilievo
della capanna villanoviana di via Vagnotti |
La documentazione relativa all’età del
Ferro è a prima vista di poco rilievo. Nel 1953
Guglielmo Maetzke, allora ispettore della Soprintendenza
Archeologica della Toscana, rinvenne, nel terreno di
riempimento della tanella Angori, della quale stava
effettuando lo scavo, alcuni cinerari villanoviani probabilmente
pertinenti a pozzetti, sconvolti al momento della costruzione
della tomba ellenistica. Purtroppo tali materiali, conservati
all’interno dei magazzini del Museo Archeologico
Nazionale di Firenze, andarono persi o confusi con altri
nel corso dell’alluvione che colpì Firenze
nel 1966 e di essi è apprezzabile la sola riproduzione
fotografica. Altre notizie relative a cinerari di età
villanoviana riguardano sporadici materiali attestati
in località Fratta, podere S. Ranieri. I resti
di una capanna dell’avanzata età del Ferro
sono stati invece messi in luce nel corso del 1987,
quando è stata indagata, a cura della Cooperativa
Archeologica Pantheon, sotto la direzione scientifica
del prof. Mario Torelli dell’Università
degli Studi di Perugia e su concessione della Soprintendenza
Archeologica della Toscana, l’area localizzata
in Via Vagnotti, fra Palazzo Bombicci, l’attuale
caserma dei Carabinieri, e Palazzo Vagnotti (o del seminario).
Lo scavo ha messo in luce un muro a secco con andamento
circolare (la base della capanna) e, più a nord,
una struttura rettilinea (un probabile recinto) impostati
direttamente sulla roccia. All’interno della struttura
circolare e lungo il perimetro esterno, erano i resti
di buchi per l’intelaiatura lignea della capanna.
Il materiale rinvenuto negli strati più antichi,
attualmente in esposizione, era costituito da frammenti
ceramici di impasto non tornito, lucidato a stecca,
databile alla fine dell’VIII secolo a.C.; dai
pochi frammenti rinvenuti sono evidenziabili affinità
decorative con coevi materiali chiusini e forme legate
all’uso quotidiano: contenitori per derrate alimentari
(vasi biconici, dolii), vasi per il consumo di cibi
solidi (ciotole e scodelle) e liquidi (tazze); una fuseruola
rimanda invece alla filatura della lana. Della capanna,
che trova confronti nella forma con analoghi esempi
nella Civita di Tarquinia, è possibile apprezzare
anche una ricostruzione. L’unicità del
rinvenimento ha per ora portato ad ipotizzare la formazione
della città da un unico abitato e relativa necropoli,
ma le sporadiche testimonianze dall’area di Fratta
e del Sodo (il ripostiglio di cui sopra) potrebbero
attestare, nella fase villanoviana, l’esistenza
di importanti villaggi legati all’agricoltura
e all’allevamento anche sulla piana prospiciente
Cortona. L’ultima parte della vetrata, dedicata
alle necropoli del territorio, viene trattata successivamente.
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