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Oinochoe italo-geometrica
collezione Sergardi |
Lekane
attica a figure nere, particolare
collezione Sergardi |
Relativamente ai materiali della tomba A, va segnalato,
infatti che Maria Grazia Marzi, un’archeologa
fiorentina, ha rilevato alcuni anni fa, a seguito di
accurato esame dei documenti dell' Archivio di Stato
di Siena, che alcuni pezzi anche assai famosi, ed in
particolare il celebre piatto col Giudizio di Paride
e la lekane da sempre attribuiti alla prima
tomba del Melone di Camucia, non appartenevano in realtà
al suo corredo.
Il Milani infatti, nell'acquisire i materiali di Camucia
per il Museo Topografico di Firenze nel 1881, acquistò
anche i reperti della collezione Sergardi con diversa
provenienza.
La contessa Giulia Spannocchi Piccolomini aveva raccolto
infatti nella sua villa di Camucia, anche oggetti ritrovati
in altre sue proprietà del territorio senese,
in particolare nella necropoli chiusina di Fonte Rotella.
Il François e Il Missirini, infatti, registrano
al momento della scoperta, solo un numero limitato di
reperti e, soprattutto, non fanno alcun cenno alla ceramica
figurata, che, per il suo pregio, non sarebbe senz'altro
passata inosservata.
Questo dato ha indotto a sottoporre a revisione quanto
si era finora ritenuto certo riguardo al complesso e
si è ritenuto opportuno riferire con certezza
alla tomba A, solo gli oggetti disegnati dal Missirini
nelle sue tavole eseguite nel 1843.
Gli altri reperti, sono stati attribuiti genericamente
alla collezione Sergardi e sono stati quindi esposti
separatamente dal corredo della tomba, in attesa che
ulteriore documentazione possa definitivamente chiarire
la loro singola provenienza.
Parte dei materiali di questa raccolta sono esposti
nella sala 5, vetrate 5A, 5B, 6 e 7.
Nella vetrata 6, si distinguono tre oinochoai
italo–geometriche, decorate a fasce, che appartengono
a una produzione standardizzata della seconda età
del VII secolo a.C.
Ampio è inoltre, nella medesima vetrata, il panorama
dei balsamari plastici di fabbrica rodiota e degli alabastra
e aryballoi (contenitori per unguenti e profumi),
prodotti in Etruria ad imitazione dei contemporanei
manufatti corinzi.
Fra questi si distingue un alabastron, a decorazione
figurata rappresentata da una pantera bicorpore; esso
è attribuibile a un pittore chiusino del secondo
quarto del VI secolo a.C., il c.d. Pozzuolo Maler, che
riveste una posizione particolare, nella produzione
di questi diffusi contenitori, per la singolarità
del suo repertorio decorativo.
Numerosi sono anche in questo caso i buccheri, presentati
nelle vetrate 5A, 5B e 6.
Alcuni di produzione chiusina, sono dell’ultimo
quarto del VI sec. a.C., altri con elementi di decorazione
applicata, già della seconda metà del
secolo.
Non mancano importazioni dall'Etruria meridionale, come
l'oinochoe con decorazione incisa a ventaglietti
e le kylikes con decorazione incisa, o prodotti
dell'Etruria settentrionale interna, come la kotyle
con ansa lavorata a traforo.
Uno dei pezzi più interessanti è rappresentato
da un braciere (vetrata 5B), denominato “foculo”
arricchito da decorazioni plastiche cui è associata
a una ricca suppellettile, costituita tre vassoi, un
simpulum, un cucchiaio e tre palette; questo
contenitore voleva rappresentare simbolicamente il focolare
domestico.
Si segnala inoltre un più limitato insieme di
bronzi, esposto sempre nella vetrata 5 B, costituito
da due bacili e quattro cuspidi di lancia.
Nella vetrata 7 sono invece raccolte numerose ceramiche
attiche a figure nere e rosse di notevolissimo livello.
Tra i reperti più antichi spiccano una
lekane
(bacino con coperchio utlizzato per contenere cibi o
oggetto personali) decorata con teorie di animali reali
o fantastici e il piatto assai noto, col giudizio di
Paride, unico reperto fra l’altro di cui è
certa la provenienza chiusina.
Questo piatto, attribuibile alla scuola di Lydos,
celebre ceramografo attico, operante intorno alla metà
del VI secolo a.C., è decorato al suo interno
con una
metopa ove è dipinta la famosa
scena del mito, in cui Paride è giudice di bellezza
nella gara fra le tre dee: Atena Hera ed Afrodite.
Anche se si è appurato che il piatto e la lekane
non appartengono al complesso, l'abbondante presenza,
anche se in condizione frammentarie, di prodotti simili,
rinvenuti al tumulo II del Sodo, segnala il ruolo particolare
che i "Meloni" e questo distretto dell'Etruria
settentrionale esercitano in questo periodo nell'ambito
delle importazioni attiche.
All'estrema rarità delle produzioni corinzie
in quest'area, corrisponde la presenza di prodotti attici
particolarmente antichi e raffinati, nella fase iniziale
della loro esportazione, segno di contatti diretti e
non mediati col mondo greco.
Per la produzione a figure rosse nell’arco cronologico,
che va tra il 460 e 450 a.C., si distinguono un cratere
a colonnette con una Nike tra divinità femminili
su un lato e Dioniso tra due Menadi, attribuibile al
cosiddetto pittore di Camucia, nonchè due kylikes
e uno skyphos, riconducibili alla scuola del
pittore di Pentesilea.
Nella stessa vetrata 7 sono presenti anche i vasi destinati
a contenere unguenti tra cui alabastra in alabastro,
comunemente considerati importazioni dall'emporio greco
di Naukratis in Egitto o dalla Fenicia.
Alla fase ellenistica, invece, appartengono una serie
di materiali esposti nella vetrata 5B. Si tratta di
cinque urnette, tre delle quali fittili, decorate col
mito di Eteocle e Polinice e le restanti in travertino.
Una di queste, la più singolare, ha una rosetta
sulla fronte, intorno alla quale corre l’iscrizione
che ricorda il defunto Larth Latiu figlio di Aule. Si
aggiungono infine alcuni vasi a vernice nera (un’olpetta
un’oinochoe a becco,) e tre ghiande missili, proiettili,
destinati a essere lanciati con la fionda.
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